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Tra Terra e Mare

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  • Tra Terra e Mare

    Ebbene sì, dopo aver visitato il Potentato della Raticosa e conosciutone il Signore, nell'appena trascorso weekend sono andato nella Serenissima ma il Signore delle Dolomiti e della Laguna era purtroppo impegnato in casalinghe faccende, spero di incontrarlo un'altra volta.

    Per ora un po' di numeri, seguirà report dettagliato

    Partenza da Milano sabato 9 ottobre ore 6.00
    660 km sabato + 420 km domenica = 1080 km totali
    Cinque luoghi visitati passeggiando con calma, soste da mezz'ora a due ore.
    Diversi altri luoghi ammirati ma che sarebbero da fruire a piedi o in bicicletta
    Oltre 400 fotografie in molte soste, dovrò fare una cernita
    Arrivo domenica 10 ottobre ore 21.30

    A voler vedere solo asfalto avrei potuto raggiungere altri luoghi che mi ero prefisso, ma non li avrei veramente "guardati"
    Ma soprattutto... riscoprire, dopo tante rinunce, il piacere di parlare con la gente del posto!

    Ah... dove sono andato?
    da Milano a Trieste in A4, poi lungo il golfo di Trieste e le Lagune costiere da Muggia (confine sloveno) all'Aeroporto Marco Polo passando per Grado, Marano Lagunare, Alvisopoli, Caorle e il Taglio del Sile, e di nuovo A4 da Mestre a Milano.
    IL_BianConiglio
    Cavaliere dell'Ordine dell'Orologio Indietro e BFS per investitura del SdR
    su destriero d'acciaio
    Carpe Diem
    - (Antonio su BMW K1100LT my1992)

  • #2
    Perbacco .........anche la Villa di Alvisopoli hai visto ......almeno le barchesse esterne ...... Roba da intenditori !
    In attesa ..................(...ma fai con calma)
    Buona giornata.-
    facebook = Franco Marizza (aquilasolitaria)
    http://www.youtube.com/watch?v=ZAZ-iul2Li4
    http://www.youtube.com/watch?v=voIbHDwLSYI

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    • #3
      Però! Ne hai fatti di km.
      Sono stato più o meno in quei bellissimi posti, era il 2004, ma ci prendemmo una settimana....
      Il mondo è troppo bello per sbirciarlo dal finestrino! Suzuki VStrom 1000 - Il piu' bel viaggio in moto? Il prossimo. BFS n.11
      Quelli già fatti: http://www.madzilla.it - Velleità di scrittore

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      • #4
        Originariamente inviato da IL_BianConiglio Visualizza il messaggio
        Ebbene sì, dopo aver visitato il Potentato della Raticosa e conosciutone il Signore, nell'appena trascorso weekend sono andato nella Serenissima ma il Signore delle Dolomiti e della Laguna era purtroppo impegnato in casalinghe faccende, spero di incontrarlo un'altra volta.

        Per ora un po' di numeri, seguirà report dettagliato

        Partenza da Milano sabato 9 ottobre ore 6.00
        660 km sabato + 420 km domenica = 1080 km totali
        Cinque luoghi visitati passeggiando con calma, soste da mezz'ora a due ore.
        Diversi altri luoghi ammirati ma che sarebbero da fruire a piedi o in bicicletta
        Oltre 400 fotografie in molte soste, dovrò fare una cernita
        Arrivo domenica 10 ottobre ore 21.30

        A voler vedere solo asfalto avrei potuto raggiungere altri luoghi che mi ero prefisso, ma non li avrei veramente "guardati"
        Ma soprattutto... riscoprire, dopo tante rinunce, il piacere di parlare con la gente del posto!

        Ah... dove sono andato?
        da Milano a Trieste in A4, poi lungo il golfo di Trieste e le Lagune costiere da Muggia (confine sloveno) all'Aeroporto Marco Polo passando per Grado, Marano Lagunare, Alvisopoli, Caorle e il Taglio del Sile, e di nuovo A4 da Mestre a Milano.
        Aaaaazzzz! Inarrestabile, come sempre (specie ultimamente...). A parte l'ora antelucana di partenza, a maggior ragione in autunno, poiché odio l'autostrada avrei raggiunto il delta del Po tramite SS, come feci per l'incontro di due anni fa, per poi risalire verso Trieste. Certo, ci vuole tempo a disposizione....
        In ogni caso, congratulazioni!

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        • #5
          Eccomi qui, report pronto... e premetto che più di un report è una raccolta di pensieri e di ricordi anche a mio beneficio se in futuro la memoria mi vacillerà. Anche se è stato un solo weekend ed escludendo le trasferte di lavoro, si tratta del mio primo viaggio in completa solitudine o meglio "in completa compagnia di me stesso".

          Avevo un po' ti timore, già in passato mi ero sorpreso a pensare ipoteticamente "ma se faccio un viaggio da solo non è che dopo un'ora di strada mi ritrovo a pensare 'ma dove sto andando?'"
          E invece no, ho seguito i miei ritmi, i miei tempi, l'alternare strada a visita (e se avessi fatto solo strada ne avrei percorsa molta di più), il fermarsi a scattare fotografie, ad ammirare quel che mi circondava... so che sto parlando a incalliti viaggiatori solitari, ma per me è meglio tardi che mai.

          Le poco più quattrocento foto circa sono diventate, dopo la scrematura, trecentosettantotto ma non ve le propino tutte, ne ho selezionate unìottantina e le trovate QUI.

          il percorso, con partenza e arrivo a Milano, è questo:





          e di seguito, se avete voglia di leggere, trovate il lungo, ma proprio lungo reportage...
          IL_BianConiglio
          Cavaliere dell'Ordine dell'Orologio Indietro e BFS per investitura del SdR
          su destriero d'acciaio
          Carpe Diem
          - (Antonio su BMW K1100LT my1992)

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          • #6
            Non esistono solo strade di montagna. Questo pensiero mi frullava in mente già tantissimi anni fa immaginando di percorrere il litorale veneto da Grado fino a Chioggia attraverso il Cavallino, il Lido e Pellestrina, salvo scoprire che non c’erano traghetti tra tutte le isole… ma se ci fosse qualche privato? Tuttavia sapevo che sarebbe stato un viaggio quasi impossibile perché l’esperienza del Delta del Po di qualche tempo prima non era “risultata gradita” all’allora mia partner perché era “tutto piatto”

            Ma ogni tanto ci deve essere del “piatto”: a volte le montagne ci risultano ostili, violentano la vista che invece vorrebbe spaziare per chilometri a indovinare quelle poche verticalità che possono svelare un campanile, un faro, un silo, invitandoci a raggiungerle e vedere l’orizzonte che è sempre lontano e fecondo di nuovi luoghi da svelare… così, parcheggiato nella mente il ritorno al Delta che farò in compagnia e su quattro ruote, le mie due ruote si sono fatte ingolosire dalla cartina.

            Non sono nuovo al Friuli-Venezia Giulia, l’ho girato sia in moto che in auto che in treno e, limitandoci alla parte costiera, ho visto Trieste, Miramare, Villa Opicina, Duino, Grado, ho anche intravisto Gorizia e Palmanova che meriterebbero e meriteranno una visita più approfondita, ma della parte lagunare non conoscevo i dettagli e così…

            Così alle 6.07 di sabato 9 ottobre sono partito da Milano in direzione est sulla A4. Incidente dopo Trezzo d’Adda? Esco e rientro a Capriate. Incolonnamenti verso le 7.30 a Desenzano? E’ la gente che va al Garda, intanto mi godo l’alba. Poi si scorre abbastanza bene, sosta tecnica all’area di servizio di Arino e via ancora avanti mentre il sole risplende in un cielo azzurrissimo di cui ero certo grazie alle previsioni meteo. Avanti, avanti, ancora avanti mentre ripasso toponimi da Far East visti anche in occasione di viaggi di lavoro.

            Alle 11.27 sono sul piazzale della Basilica di Santa Maria Assunta che, immersa nel Parco Archeologico, domina la baia di Muggia, propaggine meridionale del Golfo di Trieste: oltre Muggia inizia la Slovenia. Il panorama è notevole, peccato che però Trieste mostri da questo lato la zona portuale. Nella chiesa è in corso la celebrazione di un battesimo e quindi nell’attesa mi aggiro per il parco archeologico dove sono visibili resti delle abitazioni abbandonate nel corso del XIV secolo quando la popolazione che abitava il luogo sin dal VIII secolo a.C. si spostò al mare. La chiesa trecentesca è ricca di affreschi dell’epoca e vanta un notevole pulpito… “no” mi corregge il non ancora quarantene parroco: “non è un pulpito, è un ambone…”. La differenza è “teologicamente tecnica”: l’ambone è destinato alle letture bibliche che fanno parte della liturgia, mentre il pulpito è destinato alla predicazione che non è un atto liturgico ma di istruzione, o indottrinamento. Sempre il parroco mi illustra gli affreschi in cui stanno fianco a fianco santi di origine orientale e occidentale dai tratti bizantini, in questa terra che è sempre stata di confine tra due grandi mondi. Anche per un cartesiano come me l’atmosfera è di intensa suggestione. Il cimitero attiguo alla chiesa appacifica lo spirito con le sue lapidi bianche e sottili, con cognomi che spesso terminano in “-ch” tipici dell’Istria.

            Scendo alla Muggia attuale, borgo marinaro, entrando nel centro storico intorno alle 12.30 esplorando i locali alla ricerca di un posto per pranzare. Dopo aver girato tra Duomo e Municipio e percorso il lungo molo, entro in una trattoria (che non cito) dall’atmosfera genuina acuita dalle tovaglie a quadri bianchi e azzurri ma anche impreziosita da tocchi di design. Non si può pranzare nella veranda, il vento è troppo forte (il vento sarà una costante di quasi tutto il viaggio, mai pericoloso da buttarti giù ma ogni tanto una folata più forte costringe a una marcata correzione di sterzo). Opto per dei calamari alla griglia: saranno gustosissimi ma (ecco perché non la cito) la presentazione è da “nouvelle cuisine”, poco più che un assaggio per sentire se sono pronti ma al prezzo che farebbe presumere un altro genere di piatto. Va be’ che a pranzo mi piace stare leggero, però…; Altra breve passeggiata dopo pranzo per salire al castello e vedere il Duomo e la chiesa di San Francesco, poi riparto.

            Mi è stato detto da Franco “AquilaSolitaria” che in questa settimana a Trieste si tiene la Barcolana e che quindi la viabilità sarà modificata: “fa niente” penso, “un angolino per la moto lo trovo se voglio gustare di nuovo il caffè agli Specchi”. Col cavolo! Le rive davanti a Piazza Unità d’Italia e al Molo Audace sono chiuse, faccio il giro da dietro… niente da fare, nemmeno un fazzoletto di parcheggio, proseguo senza crucciarmi troppo e devio salendo per il Faro della Vittoria dove mi fermo alle 14.40. Il Comandante Fabio “Mod4ever” al quale dedico la foto mi segnala che l’ottica di questo faro galleggia quasi senza attriti su un bagno di mercurio: basta una spinta con la mano per farla girare per minuti.

            Proseguo sulla strada a mezza costa saltando il castello di Miramare e diversi altri luoghi ma non sono qui per vedere solo questa zona, so che ci tornerò magari in treno. La strada mi mostra le montagne del Carso Sloveno finché verso Duino si ricongiunge con la litoranea ed ecco, a San Giovanni, il parcheggio per le Risorgive del Timavo dove mi fermo verso le 15.20. Il fiume nasce oltre confine, si inabissa in grotte carsiche e percorre circa 40 km sottoterra fino a sgorgare in queste grandi polle di acqua verde di alghe per raggiungere il mare in poche centinaia di metri. Nel bosco sorge la chiesa di San Giovanni in Tuba la cui abside è anch’essa verde di piante: probabilmente quando il Timavo è in piena sgorga anche nelle vasche ricavate sul pavimento musivo.

            Proseguo attraversando l’industriale Monfalcone e sempre seguendo la costa il più possibile cerco di raggiungere la foce dell’Isonzo ma le strade poderali sono chiuse al traffico motorizzato, faccio quindi un salto a Isola Morosini, tipica borgata di bonifica che sorge tra i meandri dell’Isonzo tra campi ricavati negli anni ’30 prosciugando gli acquitrini. Qua e là grandi cascine ormai dirute testimoniano lo spopolamento progressivo dei fondi agricoli. Provo a raggiungere la foce dell’Isonzo ma le strade ad un certo punto diventano vietate ai mezzi a motore perché la zona è Riserva Naturale. Qui si inizia ad apprezzare l’anfibio panorama tra terra e acqua: su questa costa da qui a Venezia sfociano, oltre che l’Isonzo, i fiumi Tagliamento, Livenza, Piave e Sile che trascinavano a valle grandi quantità di detriti modificando continuamente l’ambiente lagunare finché l’intervento dell’uomo cercò di regimentare le acque. Anche in questo stava la potenza della Serenissima il cui vocabolario coniò diversi termini per descrivere le opere idrauliche arricchendo la parlata veneta che già sapeva essere dotta, Carlo Goldoni ce lo insegnò.

            Mi dirigo verso Grado che raggiungo dopo aver percorso la parte più orientale della sua laguna, attraversato un primo ponte girevole sul Canale di Primero e ammirato da lontano la sagoma della chiesa di Santa Maria di Barbana, raggiungibile solo in battello. Non mi fermo nella pur bella cittadina che al di là della fama balneare ha un interessante centro storico: ci sono stato già in passato. Tuttavia indugio volentieri sulla strada-diga che la collega alla terraferma mentre il sole inizia a calare. A Belvedere devio per qualche km in strade ornate da filari di pini marittimi i cui rami disegnano trine rossastre con la calda luce del tramonto per poi andare verso Aquileia, anch’essa già visitata in passato.

            La giornata volge al termine, da Cervignano punto verso San Giorgio di Nogaro e mi fermo per cercare un alloggio: la App di Booking mi trova un agriturismo a neanche 10 km davanti a me: bene, c’è il tempo di fare un salto a Marano Lagunare per vedere il tramonto: un ragazzo del posto mi indica il luogo migliore “vai oltre il cimitero, lì ci sono gli stagni, vedi anche Lignano”. Lignano non la vedrò ma mi godo, oltre che il tramonto, i cigni che abitano la laguna, poi nel recarmi all’agriturismo tra Muzzana di Turgnano e Palazzolo dello Stella (“dello”, lo Stella è un fiume) posso godermi la congiunzione Luna-Venere.

            L’agriturismo La’ di Anselmi (sì, è “La’” anche se è qua) è composto da un bar tavola calda (non c’è ristorante ma potrò cenare con una bruschetta e un buon prosecco, non ho voglia di andare in paese), una ex casa colonica con le stanze, l’azienda vinicola vera e propria e un ampio parcheggio con addirittura colonnine di ricarica per veicoli elettrici. Chiara, che lo gestisce insieme ad altre due ragazze, è cortese e spiccia: “se’ qui per la camera, ven che te registro e te la fo veder” (la camera, neh?). La camera n.1 è piccina ma confortevole e ha tutto quel che mi serve, sembra tutto nuovo.

            (continua)

            IL_BianConiglio
            Cavaliere dell'Ordine dell'Orologio Indietro e BFS per investitura del SdR
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            • #7
              (segue)


              La mattina troverò la colazione nella saletta preparata da Angela, un viso segnato dalle fatiche della vita malgrado la voce ancor giovane con un inconfondibile accento dell’est: “Sei rumena?” le chiedo. “No, sono moldava ma coi rumeni siamo fratelli, come i friulani con gli italiani”. I friulani con gli italiani… in effetti ho notato una cosa: a Muggia i cartelli stradali erano bilingui, italiano e sloveno ma anche qui i cartelli sono bilingui, italiano e friulano: terra orgogliosa. Ci salutiamo e, mentre avvio la moto, mi dice “Torna a trovarci”.

              10 ottobre: ieri sera avevo solo intravisto Marano Lagunare, adesso ci vado apposta per vedere il borgo di pescatori che ha mantenuto la struttura originaria malgrado un certo tipo di industrializzazione di cui accennerò tra poco. Da lontano svetta subito quello che scoprirò non essere il campanile della chiesa, ben più modesto, ma la grande torre civica. Il paese mi accoglie con il monumento ai caduti e una casa di allegro color azzurro, sede della protezione civile. Mentre percorro la strada principale scattando fotografie una anziana signora esce dalla chiesa, mi osserva (sembro un astronauta) e mi chiede “sior, fa ‘e foto…? Vada derio de lì che trova le case più vecie con dei bei archi”. Grazie, gentile signora, ho apprezzato il gesto e il suggerimento. Marano è edificata su isole, il ponte principale è in ricostruzione, una deviazione mi porta su un ponte in ferro che costeggia da una parte l’area lagunare protetta e dall’altra il porto per le barche e quelli che erano i bastioni della città murata: l’edificio industriale lì edificato è proprio bruttino ma evidentemente deve aver avuto la sua importanza, dato ceh prospetta sul canale dove attraccano i pescherecci più grossi. Chiedo a una signora che porta a spasso il cane cos’è quell’edificio e lei, quasi stupita della mia ignoranza “non lo sa? Era lo stabilimento del tonno Maruzzella!” e mi spiega che per decenni è stato la principale attività di Marano… e io che pensavo fosse un marchio del sud…

              Riparto per Latisana dove supero il Tagliamento e, costeggiandone in parte l’argine, vado a visitare un “esperimento sociale” settecentesco. Pare che il rampollo Alvise della famiglia dei conti Mocenigo si fosse appropriato con metodi dubbi di una bella fetta delle terre di famiglia ma, per bilanciare la malefatta, edificò alla fine del XVIII secolo una borgata rurale improntata a ideali illuministici di razionalità, una comunità quasi autosufficiente (come fece il paternalismo industriale importato dalla Gran Bretagna con il concetto “dalla culla alla tomba”) dedita alla coltivazione delle terre, ottenendo dal governo austriaco il permesso di chiamarla Alvisopoli. Il borgo è dominato dalla grande villa Mocenigo, preceduta dalle due grandi aie e dalle due barchesse, con in un angolo “la Pila”, ovvero l’edificio per la pilatura del riso, principale coltivazione della zona. La villa appare chiusa nella parte anteriore ma adesso è un condominio, passando accanto alla chiesetta trovo l’ingresso al giardino e chiedo il permesso di entrare a una signora in abiti arabi che sta stendendo i panni, mi dice che non c’è nessun divieto e mi aggiro tra gli orti. Entrando in Alvisopoli avevo visto la fila di case coloniche, tutte uguali per forma ma ora diverse per colore, con una parte aggettante che sembra essere il classico “fogolar” friulano (anche se qui siamo per un pelo in provincia di Venezia) sormontato dall’alto camino. Una signora anziana dall’aria energica sta per parcheggiare l’auto in box, le chiedo del “fogolar”. “sì, una volta, ma adesso son tutte cucinette, la mia è divisa con quea de mia cognata…”. Iniziamo a conversare, mi spiega che lei non è nativa di lì ma suo marito sì: “è nato in quea casa più avanti”, quello che adesso appare essere il fronte delle case in origine era il retro con l’ingresso della stalla, passiamo una decina di minuti a parlare. Mentre mi allontano per fare qualche foto sento una voce maschile “con chi è che te sere dria a parlar?” Sarà mica un marito geloso? Proseguo per un centinaio di metri, torno indietro e lui è lì, sulla soglia della porta… mi sta aspettando per cantarmele? “Le’, sior, l’è venuto qui aposta a veder Alvisopoli? Vegna denter che ghe fo veder una cosa…”. Entro, mi accolgono in casa, ne sono orgogliosi e ancor di più lui è orgoglioso mentre mi mostra le sue opere: modelli in legno che rappresentano la villa di Alvisopoli, il ponte di Rialto, il ponte di Bassano e tanti altri oggetti di arredo o decoro natalizio e pasquale. “Io fasevo el tesitor, facevamo i filati per la Marzotto”, adesso che è in pensione da anni e con un paio di bypass nel cuore si dedica a questo artigianato: “el vaga su Youtube, cerchi Castagnata 2008 Summaga comune di Portogruaro, me an fato l’intervista”. Tra le sue opere c’è un simpatico coniglietto stilizzato, lo vedo e gli dico “questo glie lo compro…” “ma che comprar, el tegna, lo porti a ca’”. Tra i modelli c’è anche un bulldozer Fiat “xe tuto in fero, no de legno. El vaga verso Portoguaro passando da la Fratta, sotto il viadotto xe el buldozer più grande del mondo, devo fare il modello”. Grazie di cuore, signora Antonia e signor Angelo, non troverò il bulldozer che forse non sarà nemmeno il più grande del mondo ma una volta a casa ho visto il filmato e vi ho mandato una cartolina, non vi dimenticherò.

              Dopo Portogruaro passo l’adiacente per Concordia Sagittaria ma l’area archeologica è abbastanza sparsa, in più voglio raggiungere di nuovo il mare. Percorro la sponda destra del Livenza incontrando altre case coloniche ormai invase dalla vegetazione, ponti mobili e uno strano traliccio: è un’opera d’arte luminosa che forma le parole “Queste luci vibreranno quando in Italia un fulmine cadrà durante i temporali. Quest’opera è dedicata a chi passando da qui penserà al cielo”. Più avanti c’è Ca’ Corniani, borgo di bonifica ottocentesco destinato alla coltivazione della vite e ormai si vede, inconfondibile, il campanile cilindrico di Caorle.

              Caorle non è solo una stazione balneare dalla lunga spiaggia su cui prospettano alberghi più o meno recenti ma è un borgo delizioso e multicolore, estremamente animato e gradevole. L’ora di pranzo è passata (sono quasi le 14, quante cose si fanno se si parte presto) e dopo aver chiesto in un paio di locali pieni vengo accolto al “Bucintoro”, altrettanto pieno ma un tavolo me lo preparano lo stesso. Dopo la bruschetta della sera prima e i calamari del pranzo ho voglia di qualcosa di più sostanzioso: spaghetti ai frutti di mare. Dopo un quarto d’ora arriva un piatto.. oddio, sarà mica di design anche questo? Bordo largo, al centro cozze e uno scampone... ho preso un’altra fregatura? E invece no, affondando la forchetta i rebbi scompaiono, è un bel piattone di pastasciutta riccamente condito con cozze, vongole, calamari a tocchetti, gustosissimo. Per smaltirlo, dapprima salita sul campanile da cui si vedono il borgo vecchio e la spiaggia, un’occhiata all’edificio pubblico di fronte che fu la Casa del Fascio dall’inconfondibile architettura razionalista, una “vasca” sulla via principale o meglio per il Rio Terà de le Boteghe, ovviamente pieno di negozi, il ritorno per un’altra vietta dai variopinti edifici tipicamente di stampo veneziano e una passeggiata fino alla chiesa della Madonna dell’Angelo.

              Sono quasi le 16, mi ero ripromesso di partire a quest’ora per non arrivare a casa col buio ma considero “è tutta autostrada, è dritta, la conosco…”. Procedo lungo la costa con in mente il programma originario, passo accanto a una grande idrovora, supero Duna Verde e Eraclea ma qui l’edificazione turistica nega la vista del mare. A Cortellazzo ecco il ponte di barche a pagamento, privilegio ancora in vigore oggi concesso dai dogi ai proprietari di quelle terre; non è un problema pagare i 50 centesimi del pedaggio, è un balzello che fa sognare di vivere in altre epoche. Ponte su cosa? Ma sul Piave! E così mi reco verso la sua foce osservando anche le chiuse del Taglio del Sile, che col Piave condivide la foce.

              Adesso viene davvero il momento di iniziare a rientrare: il progetto originario sarebbe stato quello di arrivare fino al litorale del Cavallino, andare a Lio Piccolo e traghettare al Lido e poi da lì al Tronchetto ma… ma il traghetto da Punta Sabbioni al Lido è in orari improponibili (solo il lunedì e il venerdì), Lio Piccolo ha l’accesso a numero chiuso e così non posso sperare di passare davanti a Piazza San Marco col ferry…

              A Jesolo non mi faccio tentare dai cartelli che indicano Cavallino Treporti (sarebbero oltre 40 km tra andata e ritorno) e costeggio la laguna e il Taglio fino a Caposile mentre il traffico sta aumentando. Nel lungo rettilineo tra Caposile e Portegrandi il panorama sulla laguna è spettacolare ma non c’è un metro per fermarsi tranne, circa a metà strada, presso l’idrovora per qualche ultima foto. A intervalli regolari i ruderi delle case coloniche, ognuna col suo nome a lettere smaltate, segnano ancor oggi la suddivisione dei poderi bonificati. Giunto presso l’aeroporto Marco Polo vedo stagliarsi all’orizzonte la sagoma di San Marco e del suo campanile, ci sarebbe la tentazione di arrivare perlomeno a Piazzale Roma attraversando il Ponte della Libertà, ma Venezia va gustata con calma ci tornerò come già mi ci recai in passato.

              L’ultima foto è del tramonto sul raccordo tra l’aeroporto e l’autostrada, poi malgrado il traffico viaggerò abbastanza agevolmente e arriverò a casa alle 21.30 dopo 660 km sabato + 420 km domenica, due albe (beh, una e mezza), due tramonti, cinque luoghi visitati, diversi altri almeno ammirati e circa 400 fotografie da scremare. Non esistono solo strade di montagna, la prossima primavera tornerò in laguna
              IL_BianConiglio
              Cavaliere dell'Ordine dell'Orologio Indietro e BFS per investitura del SdR
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